La Campigli Legnami blocca le importazione di materiali dalla Russia e Bielorussia in sostegno alla causa Ucraina

07/04/2022

Il rischio era quello di andare a finanziare, anche solo indirettamente, le atrocità che il governo di Putin sta perpetrando da oltre un mese in Ucraina. E così la Campigli Legnami, nota azienda empolese che commercia legno da più di 80 anni, ha deciso di interrompere i suoi approvvigionamenti con la Russia. Non avendo sufficienti garanzie sulla filiera, la ditta non vuole correre il rischio di finanziare il conflitto attraverso i suoi fornitori, ipotesi abbastanza concreta a sentir dire chi di queste cose se ne intende. E’ una scelta volontaria, una decisione che non risponde a nessun obbligo di legge che non ha niente a che vedere con le sanzioni imposte alla Russia. 

«Mai come in questo momento – spiega Andrea Campigli, uno dei titolari – riteniamo doveroso prendere posizione. Nonostante la nostra azienda commerci da anni con la Russia, siamo convinti che di fronte a quanto sta accadendo sia necessario schierarsi. E noi lo facciamo al fianco dell’Ucraina. Il rischio di avere a che fare, anche solo indirettamente, con le atrocità perpetrate in questi mesi, è per noi una motivazione sufficiente a dire basta. E per questo abbiamo deciso di sospendere fino a data da destinarsi tutte le nostre attività con quel paese». Vale la pena di ricordare che la ditta, per legge, sarebbe ancora autorizzata a commerciare con la Russia, anche se le norme che regolano la filiera del legno sono abbastanza stringenti, specialmente per i paesi extraeuropei. Per importare legname dall’estero serve infatti una documentazione, prodotta attraverso una scupolosa attività di due diligence, che attesti la corretta provenienza della materia prima, ne garantisca la tracciabilità e soprattutto eviti che le nostre aziende si approvvigionino in maniera illecita. «In questo caso – prosegue Campigli – era impossibile avere la certezza delle nostre forniture. Non potevamo sapere al cento per cento che il denaro usato per il legname acquistato dalla Russia non sarebbe finito nelle tasche di aziende in qualche modo legate al governo di Putin. Ecco perché abbiamo preso questa decisione». 

Un’azienda come la Campigli, oltre a commerciare il legno, è attiva anche nel mondo dell’edilizia sostenibile. Realizza case e strutture in legno e si approvvigiona in Russia sia direttamente – per il lamellare e alcuni derivati dell’abete – che indirettamente per essenze tipo il famoso larice siberiano, molto conosciuto e ricercato. «Non tutti lo sanno – dice ancora Campigli – ma dopo armi e droga il legno è la materia prima che più spesso finisce al centro di traffici illeciti in tutto il mondo. Perciò è sempre necessario fare molta attenzione».

E per questo molte aziende, tra cui questa, aderiscono al Pefc, un protocollo volontario che assicura ai suoi affiliati la garanzia, tra le altre cose, di non acquistare materie prime da zone di conflitto. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, l’indicazione è stata quella di non acquistare più materie prime dalla Russia e dalla Bielorussia. «E’ una decisione che abbiamo preso in maniera netta e consapevole – conclude Campigli –, una presa di posizione che ritenevamo assolutamente giusta e necessaria».


Fonte: La Nazione 07/04/2022



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